Ci sono anche le navi nella classifica del “nuovo carbone” europeo

Non c’è solo Ryanair a rappresentare il “nuovo carbone” nella classifica di chi inquina di più in Europa: nella top-ten stilata dall’organizzazione indipendente Transport & Environment (TE) è appena finito un colosso dei trasporti cargo via nave, la Mediterranean Shipping Company (MSC).

Secondo le stime di TE, nel 2018 la MSC ha emesso in totale circa 11 milioni di tonnellate di CO2 (Mt) dai viaggi delle sue linee mercantili in servizio tra l’Europa e il resto del mondo.

La seconda compagnia mercantile che inquina di più, secondo i calcoli di TE, è APM-Maersk con 8 milioni di tonnellate di CO2, mentre al terzo posto c’è il gruppo CMA-CGM con 5,6 Mt di CO2 emesse ogni anno dalle sue navi container.

Tali stime si basano sui dati provenienti dai registri delle compagnie marittime nell’ambito delle norme Ue MRV sui trasporti navali (Monitoring, Reporting and Verification).

L’obbligo di monitorare-comunicare le emissioni riguarda le navi di stazza lorda superiore a 5.000 tonnellate e copre tutti i viaggi di queste navi tra i porti del nostro continente e i viaggi internazionali da/per l’Europa, escludendo gli spostamenti tra i porti che non appartengono all’area economica europea.

Così MSC entra all’ottavo posto nella graduatoria delle compagnie europee che emettono le maggiori quantità di CO2 nell’atmosfera, una graduatoria dominata dalle centrali a carbone in Polonia e Germania; al primo posto, infatti, con ben 38,3 milioni di tonnellate di CO2/anno, c’è il “mostro” a carbone di Belchatów nell’omonima città polacca.

Con 11 milioni di tonnellate, il contributo di MSC all’inquinamento atmosferico nel 2018 è sostanzialmente paragonabile a quello di alcuni impianti a lignite-carbone tedeschi: Schwarze Pumpe, Lippendorf e Boxberg, come riassume la tabella seguente, tratta dallo studio EU shipping’s climate record di TE (allegato in basso).

Le emissioni complessive delle navi, elaborate da Transport & Environment in base ai dati del registro europeo MRV, sono ammontate a circa 139 Mt nel 2018, di cui “solo” 20 milioni di tonnellate sono da attribuire alle navi da crociera mentre tutte le altre riguardano le linee cargo.

Ci sono paesi, come l’Olanda e la Norvegia, dove le emissioni globali dei trasporti mercantili superano le emissioni delle automobili; ad esempio, per l’Olanda si parla di quasi 20 Mt di CO2 che interessano le navi container che salpano/approdano dai/nei porti olandesi, mentre tutte le auto in circolazione nel paese si fermano a circa 17 Mt di CO2.

In Italia, le emissioni di cui sono responsabili le navi mercantili, secondo TE, sono circa 13,7 Mt di CO2, che corrispondono all’inquinamento prodotto ogni anno dalle auto a Milano, Roma, Bologna, Torino.

In media, sottolinea lo studio, il 20% delle emissioni del settore marittimo è da attribuire alle navi che trasportano combustibili fossili: carbone, petrolio e gas naturale liquefatto.

Tra l’altro, osservano gli esperti di TE, il settore marittimo al pari dei voli aerei gode di notevoli vantaggi fiscali, tra cui soprattutto i sussidi per l’uso di carburante fossile nei viaggi internazionali: circa 24 miliardi di euro l’anno, si legge nel documento.

Che fare allora?

Tra le raccomandazioni citate nello studio, c’è l’inclusione dei trasporti navali nel mercato europeo ETS, oltre alla definizione di standard vincolanti sull’efficienza e sulle emissioni delle navi, in modo da far pagare l’inquinamento a chi lo produce e spingere verso l’adozione di tecnologie sempre più pulite (zero-carbon fuels) attraverso un mix di soluzioni: elettrificazione, idrogeno liquido/ammoniaca, motori ibridi.

Senza dimenticare soluzioni che si potrebbero applicare già nel breve termine per tagliare le emissioni di sostanze inquinanti, come la riduzione della velocità di crociera.

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Source: Qualenergia.it

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