Ecco come le rinnovabili stanno vincendo sulle fonti fossili

Nel 2019 il fotovoltaico ha avuto il primato per potenza aggiunta, sia a livello mondiale che in molti paesi, tra i quali l’Italia, l’Australia, l’India, e gli Stati Uniti.

Con ben 118 GW installati, il solare ha rappresentato quasi la metà dei 265 GW della nuova potenza elettrica. E la corsa è destinata a continuare.

Il crollo dei prezzi del petrolio e del metano dovuto al Covid avrebbe potuto danneggiare fortemente le fonti rinnovabili e la mobilità elettrica. Ma, come vedremo, le dinamiche sono state molto diverse e gli scenari dell’energia verde appaiono in realtà rinvigoriti.

Durante il lockdown il sistema elettrico ha anticipato futuri possibili, con un forte calo dei consumi dei fossili e un balzo delle rinnovabili che nel primo semestre hanno raggiunto il 35% della produzione elettrica mondiale e il 40% della produzione europea (figura 1).

Gli investimenti globali green nel primo semestre del 2020 sono aumentati del 5% rispetto allo stesso periodo del 2019 e, per la prima volta nella storia, nel 2021 dovrebbero sorpassare quelli dell’estrazione di petrolio e metano.

Il calo dei consumi e il crollo dei prezzi dei fossili a causa della pandemia hanno comportato ripercussioni notevoli.

Secondo Carbon Brief, la produzione globale di elettricità dal carbone è calata del 3% nel 2019, la riduzione più grande mai registrata e nel 2020 la riduzione è continuata.

Tra i casi più clamorosi di disimpegno troviamo gli Stati Uniti, malgrado gli sforzi di Trump a favore del settore. Centrali per ben 30 GW a carbone sono state chiuse negli ultimi due anni. E, secondo alcune stime, nel 2020 le rinnovabili potrebbero generare negli Usa più elettricità del carbone.

È probabile che il 2019 sarà ricordato anche come l’anno in cui si è raggiunto il picco dei consumi di petrolio perché le dinamiche della mobilità cambieranno dopo il Covid e sta per fare irruzione la mobilità elettrica.

Il calo della domanda a causa della pandemia ha comportato non solo il fallimento di molte società dello shale Usa, ma perdite economiche e licenziamenti anche per le multinazionali.

Ed è interessante notare il deciso cambio di strategie di alcuni gruppi (figura 2).

Clamoroso il caso della Bp che intende entro il 2030 ridurre del 40% la produzione di petrolio e gas per lanciarsi nelle rinnovabili con l’obbiettivo di installare 50.000 MW. E la Shell che intende addirittura diventare il primo produttore di elettricità verde.

Va citato, infine, il coinvolgimento della norvegese Equinor nella realizzazione del complesso Dogger Bank che prevede tre megacentrali eoliche per complessivi 3.600 MW nel Mare del Nord in grado di soddisfare il 5% dei consumi elettrici del Regno Unito.

Sono tutti segnali che indicano spostamenti di giganteschi finanziamenti dai fossili alle rinnovabili. Rinnovabili che in questo decennio potrebbero attrarre, secondo Goldman Sachs, investimenti per 16.000 miliardi $ e creare 20 milioni di nuovi posti di lavoro.

Articolo tratto dal rapporto GreenItaly 2020 realizzato da Symbola e Unioncamere.

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Source: Qualenergia.it

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