Eolico e paesaggio in Italia: le opportunità del revamping

Nel 2017 sono stati installati circa 360 MW eolici per una capacità totale presente sul territorio italiano, al 31 dicembre 2017, di 9.700 MW (nel 2008 si era a 3.500 MW).

La produzione da fonte eolica nel 2017 è rimasta identica a quella del 2016, pari a 17,5 TWh; rappresentava il 5,5% della domanda elettrica (il 6,2% della produzione nazionale) e quasi il 17% della generazione di tutte le rinnovabili elettriche.

Mentre l’obiettivo nazionale per il 2020, ancora lontano, è di circa 12.000 MW, per far sì che questa fonte possa dare il suo contributo al 2030 l’obiettivo passa a 16.800 MW. L’Anev stima un potenziale di 17.150 MW, di cui 950 offshore e 400 da impianti minieolici, per un produzione annuale nel 2030 di 36,4 TWh.

Target che non saranno raggiungibili se non realizzando nuovi impianti e, soprattutto, rinnovando l’attuale parco eolico (siti brownfield). Infatti se non vi saranno azioni per il revamping e repowering, favorite da un’adeguata normativa, si perderanno 3.500 MW al 2032 a causa del fine vita di molte turbine.

Si dovà allora puntare su ricostruzioni integrali, cioè realizzazioni ex novo di un impianto nel medesimo sito, e/o su rifacimenti parziali o totali, cioè interventi sui diversi componenti dell’impianto esistente.

Il potenziale dell’eolico da rinnovare al 2030, secondo un’analisi di Althesys, è di 7.900 MW, per un contributo netto alla potenza installata di 4.500 MW.

Una politica orientata su questo obiettivo darebbe vantaggi di natura economica, ricadute positive su ambiente e territorio e creerebbe occupazione.

Ne parliamo con Simone Togni (Presidente ANEV)

Quali sono gli obiettivi per l’eolico in Italia e quanto potranno contribuire gli interventi di revamping?

Gli obiettivi nazionali per l’eolico prevedono un raddoppio dell’attuale potenza con un incremento significativo della produzione. In questo scenario giocherà un ruolo cruciale il rinnovamento del parco eolico obsoleto che consentirà così di ridurre l’impatto paesaggistico e aumentare la produzione complessiva.

Quali sono i possibili incrementi di prestazione sulle macchine installate in Italia?

L’aumento della taglia media degli aerogeneratori di nuova generazione e la maggiore efficienza che i sistemi di controllo garantiscono, può portare ad un incremento delle prestazioni anche del 25% rispetto alle turbine che venivano installate 20 anni fa, con una riduzione della velocità di rotazione delle pale, utile a salvaguardare l’avifauna, e un’ulteriore riduzione della rumorosità.

Quali evoluzioni tecnologiche consentono di migliorare le prestazioni delle turbine?

Direi sicuramente l’utilizzo di materiali innovativi e di lavorazioni tecnologicamente avanzate, senza dimenticare l’aumento della taglia delle macchine, che ha contribuito ad incrementare l’efficienza e a ridurre i costi. Poi la prossima frontiera sarà quella dell’utilizzo delle nanotecnologie su cui si sta investendo molto in ricerca.

Tra gli ostacoli maggiori per il revamping dell’eolico c’è la normativa/incentivi e iter autorizzativi troppo lunghi e complessi…

Autorizzare un impianto per il suo rinnovamento comporta la richiesta di un’autorizzazione esattamente equivalente a quella di un impianto nuovo, di durata almeno triennale. L’ANEV ha da tempo proposto una soluzione di semplificazione normativa, già utilizzata per le tecnologie fossili, che garantisca una verifica ambientale sulla situazione dei luoghi interessati dagli impianti in relazione all’intervento proposto. L’obiettivo è di assicurare un miglioramento dell’impatto sul territorio e una semplificazione concreta per le aziende interessate.

Come si potrebbe aprire un vero e duraturo mercato dei rifacimenti totali o parziali dei vecchi impianti?

Una delle strade che l’ANEV ha proposto, e che consentirebbe di ragionare in un’ottica diversa rispetto ai meccanismi di sostegno tradizionali, è di garantire la sostenibilità economica di questi interventi grazie a meccanismi utilizzati ad esempio negli Stati Uniti, che mettono insieme un supporto iniziale all’iniziativa, con interventi in conto capitale, e una riduzione degli oneri fiscali per l’intero ciclo di vita dell’impianto o anche solo per una parte della sua durata.

A livello locale c’è preoccupazione per macchine più grandi, sebbene sugli stessi siti, per il loro maggiore impatto sul paesaggio? Come si può ovviare a questo?

Una macchina di nuova concezione potrebbe sostituire, a parità di potenza, fino a 7 macchine di quelle esistenti. Questo significa che anche aumentando la potenza complessiva dell’impianto si avrà una significativa riduzione dell’impatto visivo e paesaggistico, tutelando il territorio e mantenendo il beneficio per le comunità locali in termini di ritorni economici e di occupazione. Per questi motivi si dovrebbe considerare questi interventi di rinnovamento come un’opportunità da sfruttare.

 

Gli appuntamenti di Key Energy 2018 sull’argomento:

Mercoledì, 7 novembre 2018

ore 10-13 – Eolico e Regioni: piano energia e clima

ore 15-18 – Eolico e normativa: il nuovo decreto rinnovabili non fv e la nuova frontiera dei PPA (Power Purchase Agreement)

Giovedì, 8 novembre 2018 – ore 9,30-14,30 – Corso di formazione: Operation & Maintenance. Manutenzione e buon funzionamento degli impianti eolici– I giornata

Venerdì, 9 novembre 2018 – ore 9,30-14,30 Corso di formazione: Operation & Maintenance. Manutenzione e buon funzionamento degli impianti eolici– II giornata

Tutti i seminari e convegni

 

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Source: Qualenergia.it

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