L’emergenza coronavirus e i suoi impatti sullo sviluppo sostenibile dell’economia

L’idea che una crisi economica come quella innescata dall’emergenza coronavirus possa “fare bene” allo sviluppo complessivo di un’economia più equa e a basso impatto sull’ambiente (perché, ad esempio, comporta una riduzione delle emissioni inquinanti), è stata criticata da un’analisi dell’ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile.

L’analisi è stata condotta sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile inseriti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (SDG: Sustainable Development Goals), per valutare come e quanto l’emergenza sanitaria impatterà sugli indicatori che misurano la crescita socio-economica in Italia.

Più in dettaglio, si legge in una nota dell’associazione, lo studio si concentra sugli effetti a breve termine della crisi (nel corso del 2020), supponendo l’eliminazione delle restrizioni alla mobilità delle persone e allo svolgimento delle attività economiche entro il mese di giugno.

In queste settimane, ha poi affermato il portavoce dell’AsviS, Enrico Giovannini, in molti si chiedono “se questa crisi stimolerà il cambiamento dell’attuale modello di sviluppo nella direzione indicata dall’Agenda 2030, oppure se l’urgenza di affrontare i danni economici che la crisi produrrà, dovrà emergere su tutte le altre esigenze, privilegiando la creazione di posti di lavoro, ma trascurando gli aspetti ambientali o le potenziali disuguaglianze che le ricette economiche classiche possono causare”.

Dall’esame del decreto Cura Italia è emerso che gran parte degli articoli può essere ricondotta a misure di “protezione”: si tratta, infatti, evidenzia l’ASviS, di provvedimenti con effetti limitati nel tempo per fronteggiare l’emergenza. Alcuni di questi (per esempio, didattica a distanza o lavoro agile) andrebbero resi continuativi per fronteggiare shock futuri e avviare un cambiamento nel senso della “resilienza trasformativa”, cioè di una reazione alla crisi che non faccia semplicemente tornare a dove eravamo qualche settimana fa, ma che cambi in meglio l’Italia, nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

Gli impatti più negativi dell’emergenza coronavirus nel nostro paese, si legge nel documento di sintesi elaborato dall’associazione (allegato in basso), sono attesi nei seguenti cinque obiettivi: sconfiggere la povertà, istruzione di qualità, lavoro dignitoso e crescita economica, imprese, innovazione e infrastrutture, ridurre le disuguaglianze.

In particolare, spiega il documento, l’interruzione forzata di molte attività produttive porterà alla chiusura di aziende e farà perdere posti di lavoro, riducendo i redditi e aumentando il livello complessivo di povertà.

Per quanto riguarda il settimo obiettivo identificato dall’Agenda 2030 (energia pulita e accessibile), l’analisi dell’associazione stima un aumento della quota di fonti rinnovabili sia sul consumo finale sia sul consumo primario di energia, dovuto alla diminuzione dei consumi energetici più che a una maggiore produzione delle tecnologie pulite. Impossibile, invece, valutare la direzione dell’efficienza energetica, in quanto si stima una diminuzione sia del PIL sia del consumo primario di energia, senza poter individuare quale dei due abbia l’intensità maggiore.

In tema di cambiamenti climatici, spiega ancora l’ASviS, l’interruzione delle attività produttive prevista dal governo per affrontare l’emergenza sanitaria, porterà a un generale miglioramento di tutti gli indicatori connessi al cambiamento climatico. In particolare, si assisterà a una forte riduzione delle emissioni di CO2; ricordiamo, però, che in questa fase restano molte incertezze sui vantaggi che questa crisi potrebbe assicurare sul medio-lungo termine per la qualità dell’aria (vedi qui).

Source: Qualenergia.it

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