Rinnovabili termiche in Italia: stato dell’arte, obiettivi e strumenti

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista bimestrale QualEnergia (n.5/2018)

In Italia, gli usi finali termici (heating and cooling) rappresentano circa il 50% delle rinnovabili. Per raggiungere gli obiettivi al 2030 anche la produzione di calore da rinnovabili dovrà crescere in misura ragguardevole.

I risultati per le rinnovabili di riscaldamento e raffrescamento (grafico sotto a destra) sono stati ottenuti grazie alle biomasse (67%) e alle pompe di calore (27%) con valori in termini sia di valore aggiunto sia di occupati.

Obiettivi di crescita 2019-2030

La Sen, indicando una crescita dal 19,2% al 30% per le rinnovabili termiche, si è limitata a considerazioni generiche. Per la stima del contributo delle rinnovabili termiche ai nuovi obiettivi 2030, sarà necessario tenere conto:

  • degli effetti del cambiamento climatico in corso, quindi della modifica dei gradi giorno, delle nuove stime dei consumi per la climatizzazione invernale, che dovrebbero ridursi, delle nuove stime del raffrescamento estivo, che aumenterà a un numero maggiore di mesi;
  • delle specifiche indicazioni per le Fer H&C, che la Red II introduce all’art. 23 (“Al fine di facilitare la penetrazione delle energie rinnovabili nel settore del riscaldamento e del raffreddamento, ciascuno Stato membro si adopera per aumentare la quota di energia rinnovabile fornita per il riscaldamento e il raffreddamento di 1,3 punti percentuali indicativi come media annua calcolata per i periodi del 2021- 2025 e 2026-2030 dal livello raggiunto nel 2020 […]”).

La base dati cui fare riferimento è il documento del Gse (Monitoraggio Fonti Rinnovabili nelle Regioni 2017, settembre 2018) che evidenzia come:

  • la produzione termica da fonti rinnovabili ha un trend altalenante influenzato dall’andamento degli inverni, ma non manifesta segnali di crescita;
  • solare termico e geotermia non presentano incrementi e sono caratterizzati da valori assoluti molto contenuti;
  • i consumi da biomasse solide per il riscaldamento residenziale, pur mantenendo una significativa prevalenza su tutte le altre fonti, hanno un lieve arretramento;
  • le pompe di calore sono l’unica tecnologia in leggera crescita. Rispetto agli obiettivi al 2030 il quadro richiede l’attivazione di misure che garantiscano i target.

Valutazione degli obiettivi al 2030

Gli obiettivi per i consumi finali lordi (Cfl), 32% al 2030, impongono una crescita sostenuta di tutte le produzioni con fonti rinnovabili. Di conseguenza, anche le Fer termiche dovranno aumentare del 50% la loro produzione 2016, passando da 10.539 a 15.808 ktep.

La tabella di seguito consegna una stima indicativa di un aumento del 50% dei Cfl delle Fer termiche in poco più di dieci anni.

La diversificazione tecnologica

L’obiettivo del 32% di rinnovabili applicato alle Fer termiche è ambizioso ed è più costruttivo valutare l’integrazione tra le diverse fonti. Per fare ciò, l’opzione migliore è quella assicurata dal mix energetico indicato nella quarta colonna della tabella qui sopra, che assegna a ogni tecnologia, un obiettivo specifico.

Biomasse

Nel 2016 l’utilizzo di biomasse per il riscaldamento a scala domestica ha contribuito per il 67% alla produzione termica rinnovabile e per il 29% a quella di tutte le rinnovabili.

Considerato il trend 2012-16, gli spazi di crescita della loro produzione, stimati del 30% al 2030, tengono conto degli esiti positivi del processo di innovazione in atto, finalizzato all’aumento dei rendimenti e alla riduzione significativa delle emissioni e dello sviluppo nella certificazione dei combustibili legnosi.

Il patrimonio forestale dell’Italia copre circa 11,8 milioni di ettari, con un coefficiente di boscosità più alto di quello di Germania e Francia. Per contro, ha il tasso di prelievo per ettaro più basso dell’Ue, contro un tasso di crescita di circa 1.000 metri cubi ogni minuto.

Per l’Inventario forestale nazionale, la foresta italiana è composta per il 42% della superficie da boschi cedui, dei quali il 90% è invecchiato o prossimo al turno di taglio.

Si tratta di soprassuoli destinati alla filiera energetica. Le fustaie, che rappresentano il 36% dei boschi italiani, producono principalmente assortimenti da opera, con il taglio di maturità si producono circa il 20% di sottoprodotti legnosi, destinabili alla filiera energetica, in un’ottica di valorizzazione a cascata del legno.

Sotto il profilo tecnologico, il settore si presenta articolato: apparecchi domestici a legna e a pellet, caldaie domestiche e industriali a cippato e a pellet, reti di teleriscaldamento e per questo è necessario agire su quattro fronti:

  • promuovere il turnover tecnologico dei vecchi impianti a biomassa e a energia fossile, sostituendoli con i generatori a biomassa di ultima generazione, in grado di garantire drastiche riduzioni delle emissioni (4 o 5 stelle, ai sensi del decreto 186/17);
  • garantire la possibilità di installare generatori domestici a biomasse a 4 o 5 stelle su nuovi edifici o edifici con rilevante ristrutturazione;
  • sostenere la diffusione di combustibili legnosi certificati e di qualità;
  • favorire la realizzazione di reti di teleriscaldamento efficienti a biomasse al servizio delle comunità locali. Si stima una crescita del teleriscaldamento a biomasse, al 2030, del 60%.

Pompe di calore

Nel periodo 2010-2014, il numero di pompe di calore (PdC), installate in Italia è aumentato del 20%, da 15 a 18 milioni di apparecchi e da 102 a 122 GW. Il 97% dell’energia termica rinnovabile prodotta dalle PdC è ascrivibile a quelle aerotermiche, con un fattore di prestazione stagionale medio di 2,6.

Le PdC rappresentano la seconda fonte termica rinnovabile del Paese (2,6 Mtep), con un consumo annuo di energia elettrica di circa 18.400 GWh (Gse, 2014). Le installazioni di PdC, a gas o elettriche, malgrado i costi di installazione superiori alle altre tecnologie, sono in crescita.

Questo trend è attribuibile all’evoluzione tecnologica, con macchine che presentano le performance migliori in termini di Cop (3-4,5 per quelle ad aria).

Lo sviluppo delle pompe di calore contribuirà al raggiungimento dei target definiti, dando nuovo impulso all’edilizia a zero emissioni, ma a patto che sia discussa con la Commissione Europea la possibilità di estendere nel conteggio delle rinnovabili anche l’apporto del raffrescamento.

Le stime prevedono per le pompe di calore una crescita del 90% del loro contributo alle rinnovabili termiche. Vista la quota di energia elettrica non rinnovabile nell’alimentazione delle PdC, è necessario indirizzare gli incentivi verso le tecnologie efficienti con un fattore di prestazione stagionale >3.

Solare termico

Il solare termico ha in Italia uno sviluppo prevalentemente per il riscaldamento nel settore residenziale. Si tratta di una tecnologia matura, che non ha manifestato un particolare potenziale di riduzione dei costi. Nonostante gli incentivi, il settore sta registrando un rallentamento delle installazioni.

È necessario uno sforzo di produttori e installatori per assicurare un ruolo più importante a quest’opzione, diffondendo le opportunità offerte dagli strumenti di incentivo messi a disposizione. Sarebbe opportuno prevedere coefficienti premianti aggiuntivi. Da rilevazioni di Assotermica, per i pannelli a circolazione naturale si ha notizia di un incremento delle vendite nei primi mesi del 2018 pari a circa il 24%.

Si auspica che questo dato possa ripercuotersi anche per il mercato dei pannelli a circolazione forzata. Per questo motivo è stata stimata al 2030 una crescita del 25%.

Geotermia

Il settore ha bisogno di strutture di sostegno alle nuove tecnologie, insieme a una semplificazione autorizzativa e a una pianificazione a medio termine.

Si stima che l’installazione di impianti geotermici per circa 125 MW di potenza immessa in rete sia possibile già entro il 2024, a fronte di una riduzione di circa il 20% dei costi. Al 2030 la riduzione potrebbe essere il 35% per oltre 200 MW di potenza elettrica. Senza considerare i vantaggi conseguenti all’uso del calore in cogenerazione.

La geotermia a bassa entalpia è facilmente attuabile e dovrebbe essere presa in considerazione in combinazione con le pompe di calore.

Il teleriscaldamento geotermico con tecnologia a re-immissione totale con impianti di piccole/medie dimensioni, potrebbero essere riutilizzati molti dei pozzi realizzati alla ricerca di idrocarburi, ma risultati sterili.

La geotermia può rappresentare una strategia energetica alternativa alla metanizzazione della Sardegna. In alcune aree del Veneto, Campania e Alto Lazio sono presenti situazioni di reperibilità della risorsa geotermica a basse profondità, dove si può operare con cicli binari di tecnologia italiana, con lo scambio in pozzo, per realizzare micro-impianti di cogenerazione geotermica, integrabili direttamente all’interno dei condomìni, capaci di servire il fabbisogno, elettrico e termico, da 10 a 50 utenze familiari.

Tenuto conto del dato di partenza molto contenuto (124 ktep nel 2016), vi sono ragionevoli possibilità di crescita al 2030 per raggiungere 400 ktep (+220%).

Incentivi disponibili – Conto termico

Il Conto termico (Ct) incentiva la rottamazione e la sostituzione di vecchi generatori, con macchine nuove e performanti, che producono energia termica con fonti rinnovabili. Le risorse annualmente sono 700 milioni di euro per i privati e 200 milioni di euro per la PA. Questo strumento, entrato in operatività a metà 2013, rispetto alle detrazioni fiscali introduce un approccio nuovo:

  • l’incentivo non arriva all’utente finale sotto forma di riduzione delle tasse, ma con un bonifico bancario effettuato dal Gse;
  • il premio all’energia termica prodotta viene riconosciuto sulla base di algoritmi semplici, che permettono di stimare l’energia termica prodotta in un anno.

L’aggiornamento del Conto termico (DM 16/02/2016, Ct 2.0) entrato in vigore a giugno del 2016 ha introdotto semplificazioni procedurali e riduzione dei tempi di erogazione del contributo. Il Conto termico è un “meccanismo virtuoso” con riferimento a:

  • aspetti ambientali (meno consumi di energia da fonte fossile, meno di emissioni in atmosfera e più efficienza energetica);
  • aspetti economici (tempi brevi di erogazione, contributo erogato tramite bonifico, contributo fino al 65%);
  • qualità degli interventi.

Con il Ct 2.0, gli operatori ne hanno colte le potenzialità. E i risultati si sono visti: richieste d’incentivo triplicate nel periodo 2016-2017, trend confermato anche nel 2018. Al 1° ottobre 2018 erano stati erogati ai privati 281 milioni di euro, per un totale di circa 120 mila richieste pervenute al Gse.

Ma il potenziale del Ct 2.0 è ancora da sviluppare. Nel 2018, a fonte di una disponibilità di 700 milioni di euro, all’inizio dell’ultimo trimestre ne erano stati utilizzati solo 134 (19%).

La crescita nella diffusione del Ct evidenzia una positiva tendenza, ma esprime anche le inespresse potenzialità di sviluppo, che potranno tradursi in investimenti soltanto attraverso campagne di comunicazione e informazione. Né l’Enea né il Gse si sono attivati in questa direzione, è invece necessario e urgente promuovere specifiche azioni in tal senso con il coinvolgimento del sistema associativo e degli stakeholder.

Detrazioni Fiscali

La riduzione dal 65 al 50% di una parte delle detrazioni fiscali per gli interventi sulla produzione termica rinnovabile è un segnale negativo. La realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale Energia e Clima rende necessario il ripristino del preesistente livello di detrazione fiscale, rendendolo nel frattempo stabile, per dare certezza ai potenziali beneficiari.

È viceversa positivo che la Legge di Bilancio 2018 abbia esteso a tutti e per qualsiasi intervento la cessione del credito a favore dei fornitori. L’impatto del precedente livello di detrazione fiscale è fornito dai risultati del Rapporto Annuale sulle detrazioni per la riqualificazione energetica del patrimonio esistente, redatto da Enea.

Fondo nazionale per l’efficienza energetica

Istituito presso il MiSE (articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102), il Fondo, disciplinato dal decreto interministeriale 22 dicembre 2017, sostiene gli interventi di efficienza energetica su immobili, impianti e processi produttivi, realizzati dalle imprese, ivi comprese le ESCo, e dalla Pubblica Amministrazione.

Nello specifico, gli interventi devono riguardare:

  • riduzione dei consumi di energia nei processi industriali;
  • realizzazione e ampliamento di reti per il teleriscaldamento;
  • efficientamento di servizi ed infrastrutture pubbliche, inclusa l’illuminazione pubblica;
  • riqualificazione energetica degli edifici.

Il Fondo ha una natura rotativa e si articola in due sezioni che operano per:

  • concessione di garanzie su singole operazioni di finanziamento, cui è destinato il 30% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo;
  • erogazione di finanziamenti a tasso agevolato cui è destinato il 70% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo.

La sezione garanzie prevede una riserva del 30% per gli interventi riguardanti reti o impianti di teleriscaldamento, mentre il 20% delle risorse stanziate per la concessione di finanziamenti è riservata alla Pa.

Per l’avvio della fase operativa, il Fondo potrà contare su 150 milioni di euro, già resi disponibili dal Ministero dello Sviluppo economico, che destinerà anche ulteriori 100 milioni di euro nel triennio 2018-2020.

Rispetto agli ambiziosi obiettivi europei sia in termini di efficienza energetica sia per le Fer termiche, la dotazione finanziaria appare insufficiente. Dato il ruolo propulsivo del Fondo e tenuto conto del ritardo con cui è stato attivato, è assolutamente necessario dotarlo di risorse finanziarie dell’ordine di un miliardo di euro.

Questo articolo, curato da Marino Berton con il contributo di Livio De Santoli e G.B. Zorzoli, è un estratto del documento dal titolo “Il Piano Nazionale Energia e Clima. Le proposte del coordinamento Free”.

Originariamente pubblicato sul n.5/2018 della rivista bimestrale QualEnergia.

Source: Qualenergia.it

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